In questo disco non sei da solo, infatti le produzioni sono state affidate a Zonta, com'è nata questa collaborazione?
Tutto è iniziato con “Sotto la cintura”. Zonta aveva prodotto per noi “011 Unusual Jobs” e “Legendary Lyricalz Punchlinerz”. Ad Aprile 2005 io stavo scrivendo, ma non avevo ancora intenzione di fare un album intero. Ho preso un beat da lui per fare “Coraggio”, il pezzo più vecchio del disco che quindi risale ad un anno e mezzo fa. Poi avevo altri due beat suoi; mi sono ritrovato con queste tre basi. Quando ho avuto l’esigenza di fare un disco è stato un processo del tutto naturale prendere gli altri beat da lui, perché stavamo lavorando bene insieme.
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Il tuo stile e le produzioni in Tora-Ki sono diverse da "sotto la cintura" Sei tu che ti sei adattato ai beat di Zonta o e lui che si è adattato al nuvo stile che hai raggiunto?
Nessuno dei due si è adattato all’altro. Il mio stile è cambiato semplicemente perché chi fa questa musica vive di evoluzione. Ricevevo i beat di Zonta e, diversamente da “Sotto la cintura”, sentivo che questo era il disco che volevo fare e non che dovevo fare. Ovviamente quando ricevevo un beat ci scrivevo quello che mi trasmetteva. L’unico pezzo per cui abbiamo fatto una ricerca di suoni è stato “Tora-Ki” che era inizialmente nata come poesia.
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L'anno scorso abbiamo fatto un'itervista per EI, ci avevi detto "settembre esce il disco" esce a settembre ma di un anno dopo, come mai un anno di ritardo?
Il 90% sono problemi dovuti ad una distanza “logistica”. Io lavoro con un ragazzo che abita a Treviso; il nostro mezzo di comunicazione è Internet. Ricevevo il beat, scrivevo, registravo il provino e lo mandavo a Treviso. Lui lo riceveva, lo mixava con Shocca e me lo rimandavano indietro. A quel punto io l’ascoltavo e non sempre era tutto a posto, anzi, ci sono stati dei pezzi che hanno fatto avanti e indietro due o tre volte. Il resto del ritardo è dato dal fatto che io purtroppo non vivo di questo. Avevo un lavoro che mi occupava anche per diciassette ore al giorno, scrivevo nelle mezz’ore di pausa e durante gli spostamenti da un cantiere all’altro.
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Le produzioni sono affidate a Zonta, però ci hai parlato anche di Rayden. Quali differenze percepisci nel modo di produrre dei due?
La differenza tra Rayden è Zonta penso che si possa riassumere in questo: Zonta è un beatmaker e Rayden è ANCHE un beatmaker, ma soprattutto un mc. I loro suoni sono totalmente diversi e penso che sia dovuto anche al fatto che vivono situazioni diverse, realtà diverse. Mentre Zonta si affida solo e unicamente ai samples e si caratterizza per l'utilizzo di batterie dal grandeimpatto , Rayden suona anche dei synth e, dal lato della ritmico, punta su programmazioni personali e differenziate, con molti elementi e diverse percussioni. Per me sono comunque entrambi tra i migliori in circolazione in questo momento.
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Tu hai fatto un album da solista, Rayden ha un album quasi pronto e Ensi ha dichiarato che farà altrettanto. Come mai questa decisione? Quindi il prossimo album targato OneMic uscirà dopo questi tre? O ci state già lavorando?
Io penso che noi tre siamo tutti dei potenziali leader, con tre diverse cose da dire, esperienze e opinioni. OneMic nasce come un microfono per tre teste e “Sotto la cintura”, nel suo complesso, poteva racchiuderci completamente; tuttavia quando senti l’esigenza di raccontarti e vuoi fare un processo di autoanalisi per arrivare a lasciare qualcosa di tuo, non puoi farlo con altre due persone. Per questo io penso che sia una cosa assolutamente normale fare tre dischi separati. Il ritorno a OneMic ci sarà sicuramente.
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I testi di questo album contengono pochissime punchlines rispetto a “Sotto la cintura”. Come mai questo passaggio da punchlines ad auto-analisi? Credi di essere riuscito a trovare un equilibrio tra contenuto e forma, cioè metrica e qualità delle rime?
C’è solo un pezzo in cui posso “assomigliare” al vecchio Raige, ed è l’intro; solitamente l’intro di un album è un riassunto di quello che troverai dopo, io ho voluto fare diversamente. Noi siamo nati come freestyle team battle e quello che è rimasto più impresso di noi sono le punchlines. In questo album ho imparato dagli errori, ho voluto che la tecnica fosse il veicolo dei contenuti; troverete molta più tecnica in “Tora – Ki” che in “Sotto la cintura”, cambia solo la forma.
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L’anno scorso vi abbiamo chiesto quale fosse stato il vostro processo evolutivo dai primi demo a “Sotto la cintura”. “Tora-Ki” rappresenta un gradino in più. Come si colloca all’interno del tuo processo evolutivo? Quanto e come credi di essere maturato come artista rispetto a un anno fa?
Come collocarlo nel mio processo evolutivo non lo so, secondo me è un punto di fine e d’inizio, da lì si resetta tutto e si riparte. Sicuramente è totalmente diverso da quello che sto facendo adesso. Penso che quello che ho fatto in “Tora-Ki” sia a metà strada da quello a cui sono arrivato ora. Posso comunque dire che mi sento maturato come artista, ho più consapevolezza di quello che faccio e di quello che voglio fare.
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A chi ti rivolgi quando scrivi un pezzo? A te stesso, al pubblico oppure a una persona in particolare?
Non posso farti un discorso per “Tora-Ki”, ma posso farti un discorso generale. Dipende da quello di cui scrivi, se parli di te stesso non credo che ne parli con l’intenzione di raccontarti ad altri. Certe volte le cose brutte uno se le nasconde e il Rap aiuta ad ammetterle prima di tutto a noi stessi. Posso però dirti che come Raige dei OneMic, quando scrivo un pezzo, so che mi rivolgo ad un certo target.
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Dal testo della canzone “Hey Pa” si capisce che parli, in modo non del tutto esplicito, di un fatto grave successo a tuo padre poco più di un anno fa. Che effetto ha avuto questo episodio sulla tua vita personale e sulla tua vita da artista?
L’ho fatta per me ma anche per lui, perché c’è scritto tutto quello che avrei voluto dirgli e non ho mai fatto. La domanda che mi è stata posta dai miei amici e dalle persone che mi vogliono bene quando hanno sentito questo pezzo è stata: “Sei sicuro di volerti esporre così tanto? Questa cosa già ti fa soffrire, ti conviene regalarla a chi non ha ne voglia ne tempo di capire cose più profonde?”. Ma mi è servito. Sarebbe falso e banale dirti che non mi farà male sentire i soliti discorsi sterili di persone vuote, ma è il prezzo che devo pagare se voglio fare musica. In definitiva penso che mi abbia cambiato.
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Tora-ki: Come mai hai scelto qusto mito per rappresentare il disco e come title track?(nella foto la copetina del disco)
Questo pezzo è nato come poesia. Tora-Ki è la traduzione di questa parte della vita mia e della mia famiglia. Serve a ricordare, prima di tutto a me stesso, che tutto ciò che conta lo abbiamo già; che è venuto il momento di lasciar perdere le cose materiali (gli occhi di giada ndr) e di tenersi stretti i veri valori (l’energia della tigre ndr).
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C’è un tuo pezzo in “via da qui” in cui dici che lasci black city, e il concetto lo riprendi qui:Il cervello adesso è stretto in un cranio che pulsa un camion occupa la mia visuale non mi fa, salutare la cupa Torino che lascio se il viaggio è speciale, immortalare ogni passaggio, mi servirà a rievocarne il messaggioÈ legato al tuo rapporto con Torino? Da dove arriva questo bisogno di andare via?
Io vivo un rapporto di amore/odio per la mia città. Ho scritto di lei in entrambi i modi. L’esigenza di fuggire c’è sempre, tutti noi vorremmo poter scappare, sarebbe più semplice delle volte. Più precisamente, quando ho scritto questo pezzo, ero in autostrada e stavo andando via da Torino alle tre del mattino. Era uno di quei momenti in cui la mia città mi sembra grigia e brutta.
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Questo sembra un momento favorevole per l’Hip-Hop, le major stanno puntando l’attenzione su diversi artisti italiani. Marcio, Amir e sopra tutti Fibra che sta avendo molto successo. Ti avevamo fatto una domanda simile lo scorso anno. Le cose ora sembrano andare in una direzione diversa, è effettivamente così? C’è un ritorno positivo anche negli artisti underground, cioè è vero come dice Ensi che “se uno emerge bene guadagniamo tutti?”
E innegabile che se uno emerge bene ci guadagnamo tutti. Io credo che il momento sia favorevole come non lo è mai stato. Non so se si possa già parlare di un mainstream dell’hiphop italiano ma secondo me le cose girano nel verso giusto. Starà a chi “sale” l’arduo compito di trasmettere qualcosa di vero.
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Visto che i video Hip-Hop in televisione stanno diventando più popolari, credi che uscirà qualche video da questo album?
Si, uscirà sicuramente un video. Non so dirti quale sarà la traccia perché non lo so neanche io. Ho già alcune alternative e posso con sicurezza dirti che sarà pronto entro la fine di quest’anno.
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Per concludere, abbiamo già parlato dei vostri progetti solisti e si presume che il prossimo sia quello di Rayden e inoltre ci hai parlato di un ritorno a One Mic. Puoi già anticiparci qualcosa a riguardo?
Rayden uscirà a breve con il suo album: “C.A.L.M.A.”. Stiamo lavorando all’album di Ensi e non escludo che, tra i due dischi, possa uscire uno street-cd dei OneMic. Abbiamo tanti progetti in mente e molta volontà. “Tora-Ki” non è che la punta dell’iceberg.
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Un paio di domande per Principe (nella foto). Un commento su “Tora-Ki” ?
Principe: Scindiamo il discorso affettivo con Raige; se ne parlassi da amico direi che ha fatto un lavoro splendido, ma che si è lasciato prendere troppo la mano e ha dato troppo di se stesso. Doveva ricordarsi che il pubblico al quale si rivolge è lo stesso di “Sotto La cintura”; insomma lo stesso pubblico che non ha capito il suo primo disco. Come artista credo che “Tora–Ki”sia uno dei dischi più belli mai usciti in Italia, che abbia fatto cose che non si erano ancora sentite qui. Penso che la stessa Title-track sia l’esempio perfetto. Quel pezzo è il pezzo che ogni MC vorrebbe scrivere e chi non lo riconosce o è invidioso o è stupido. Dovrebbe essere incorniciato, per dire a chiunque inizi a fare Rap in Italia: “Ecco, così è come si fa un pezzo, questo è uno storytelling.” Se gli attribuiranno questo riconoscimento sarò già contento e spero davvero che glielo riconoscano, perché il suo è un regalo all’Hip-Hop italiano.
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Lavori tuoi futuri invece?
Principe: Sto scrivendo ma non ho ancora niente di ben definito. Ci saranno tanti pezzi con Raige. La speranza è di fare qualcosa con lui; vedremo se sarà un EP, un disco o chissà che cosa, l’importante è collaborare e questo lo facciamo sempre.
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Intervista a Cura di Nicolò Aiello, Alessandro Barcellona e Dario Berzano.
Si Ringraziano Raige e Principe per la disponibilità, EminemItalia per la collaborazione, Laura e Donatella per il supporto tecnico
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